Le volte in cui ho detto di no

Le volte in cui ho detto di no

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Il bravo chirurgo plastico non è solo quello che esegue al meglio l’intervento. Oltre alla capacità chirurgica, occorre tanta sensibilità umana per riuscire a cogliere le motivazioni profonde del paziente ed
eventualmente, appunto, dire di no.
La chirurgia plastica non è necessariamente decisiva per la vita e la salute fisica, ma lo è più spesso per la serenità del paziente, per l’accettazione di se stesso. Per questo il bravo chirurgo plastico deve essere un po’
psicologo e ricordare sempre di indossare innanzitutto i panni del medico, alla ricerca del benessere del suo paziente.
È importante ricordarlo, perché un intervento di chirurgia plastica non è necessariamente per tutti, né per qualsiasi momento della vita. Per esempio, non ha senso sottoporsi a una lipoaspirazione localizzata quando si è decisamente in sovrappeso, né a una mastoplastica additiva quando le aspettative legate all’intervento sono eccessive o mal riposte. Un decolleté più bello può far sentire una donna più bella, ma difficilmente farà tornare un uomo che se n’è andato.
Quando mi capita di dire di no?
Per quanto mi riguarda, le ragioni del rifiuto sono essenzialmente due: impossibilità tecnica o ³filosofica² nel raggiungere il risultato (per esempio, non farei il “nasino” a chi ha mascella e mento pronunciato, perché il risultato finale non sarebbe armonioso) e convinzione che il paziente non sia nella giusta condizione psicologica per sostenere l’intervento.
Un intervento di chirurgia plastica può contribuire a ridare il buonumore e accrescere la sicurezza personale, ma non fa miracoli. Chi è veramente depresso non troverà in un aspetto più bello e più giovane la soluzione del proprio malessere. In questo caso, il chirurgo plastico serio e onesto
suggerisce al paziente di aspettare e di affrontare per primi i veri
problemi.
Quando mi è capitato di farlo? Recentemente, con un collega medico decisamente fuori forma e giù di morale, che pensava a una blefaroplastica per ringiovanire lo sguardo, ma soprattutto per dare una svolta alla sua vita. Gli ho suggerito di fare più sport, mangiare meglio e prendersi cura di sé, dedicando tempo al riposo, allo svago e agli amici. E sono sicuro che, quando ritornerà da me, cancellare dal viso qualche anno lo aiuterà a consolidare i risultati di benessere, sicurezza e autostima raggiunti altrove.

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