Protesi mammarie, il successo delle “tonde”

Protesi mammarie, il successo delle “tonde”

klinger verticale

Spesso le pazienti mi chiedono informazioni sulle protesi mammarie che utilizzo per la mastoplastica additiva, l’intervento di aumento del seno, e per la correzione delle anomalie mammarie, come ad esempio il seno “stretto” (tuberoso, con termine medico).
Io scelgo sempre protesi in silicone, con una certa preferenza nell’ultimo periodo per quelle tonde, a svantaggio di quelle anatomiche. Per intenderci, le protesi tonde sono perfettamente circolari, simili a dei pani arabi. Anche le anatomiche sono circolari, ma hanno un profilo che ricorda la forma della pera, con il polo inferiore più pieno.
Perché ultimamente preferisco le protesi tonde? Perché non c’è rischio, per esempio a fronte di movimenti che coinvolgono i muscoli pettorali, che la protesi rotei su se stessa e si sposti all’interno della tasca che la contiene, dando al decolletée un effetto poco naturale.
Ovviamente, questo non vuol dire che una paziente a cui sono state impiantate protesi anatomiche si debba sottoporre a un intervento per cambiare dispositivi, perché questi non sono più sicuri. Nulla di tutto ciò. Le preferenze attuali sono semplicemente determinate da una valutazione di “comodità” nel corso degli anni per la paziente e dalle caratteristiche delle nuove protesi tonde, oggi maggiormente proiettate.

Per tutti i tipi di protesi, e per tutte le donne in relazione all’età e alla familiarità, vale poi sempre la raccomandazione di sottoporsi a regolari controlli.

Tonde anche per le anomalie mammarie

Negli ultimi anni mi occupo sempre più di correzione delle anomalie mammarie (anche in seguito alla pubblicazione di due miei studi scientifici), ambito molto vasto dominato dal seno stenotico o tuberoso, in cui la mammella tende ad avere una forma stretta, a tubo, risultando cadente già in giovane età. Questi casi richiedono grande competenza e accuratezza tecnica e non possono essere risolti con il solo impianto di protesi. Innanzitutto, infatti, bisogna posizionare correttamente il solco mammario, che in queste pazienti risulta troppo alto, e allargare la base della mammella. Nella correzione delle anomalie l’impiego del grasso autologo, cioè prelevato da piccoli depositi della paziente stessa, è di fondamentale importanza. Oltre a consentire di “sfumare” forme e volumi, creando la forma conica corretta e naturale, il grasso è fondamentale per “sciogliere” i tessuti fibrosi che sono alla base delle anomalie mammarie.

Come molti studi hanno dimostrato, il nostro grasso è ricco di cellule staminali adulte e pertanto in grado di attivare nei tessuti in cui viene trasferito un processo di rigenerazione che determina vitalità ed elasticità.

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